Incontro con il Ministro Orlando alle ore 14.00 – Le nostre riflessioni sullo schema di DPCM per la riorganizzazione del Ministero della Giustzia

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Incontro con il Ministro Orlando alle ore 14.00 – Le nostre riflessioni sullo schema di DPCM per la riorganizzazione del Ministero della Giustzia

carcereminoriLettera trasmessa al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e al Ministro della Giustizia Andrea Orlando

All’interno del Documento di sintesi, elaborato per la predisposizione dello schema del DPCM di riorganizzazione e riduzione complessiva degli uffici dirigenziali e delle dotazioni organiche del Ministero della Giustizia, è stata previsto – tra le altre novità – l’inglobamento dell’attuale Direzione generale dell’esecuzione penale esterna, incardinata nel Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, nel Dipartimento della Giustizia minorile, che assumerebbe la nuova denominazione di Dipartimento della Giustizia minorile e dell’Esecuzione penale esterna.

Tale intervento mette in primo piano la… specificità del trattamento penale esterno rispetto al momento detentivo, privilegiando questa dimensione legata al territorio che è assolutamente prevalente nel campo minorile.

Viceversa, all’interno del panorama degli adulti, il ricorso alle misure alternative rappresenta in Italia una realtà ancora poco applicata, rispetto ad altri Paesi europei: l’attuale provvedimento dovrebbe proprio cercare di muoversi in direzione di un nuovo approccio alla politica dell’esecuzione penale, riservando il carcere ai reati di maggior allarme sociale e prevedendo percorsi alternativi in tutti gli altri casi, in una logica, che dovrebbe raggiungere il duplice beneficio di diminuire il sovraffollamento delle strutture penitenziarie e di offrire concrete opportunità di reinserimento a migliaia di individui resisi autori di reati minori.

In effetti, in tal senso si è mosso recentemente il legislatore, attraverso l’emanazione della legge n. 67 del 28 aprile 2014, recante disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova, che riprende quanto già avviene all’interno del sistema della giustizia minorile.

Se questa sia la strada giusta allo stato non è dato sapere: il trattamento penale esterno dei minori si differenzia infatti profondamente da quello degli adulti, così come diverso è il trattamento intramurario, tant’è che diverse sono le fonti normative, che disciplinano l’esecuzione penale degli adulti da quella dei minori.

Il presupposto di fondo – come noto – è la considerazione della maggiore permeabilità del minore a far sue istanze di cambiamento anche radicali, a fronte di personalità ormai strutturate quali quelle degli adulti, nei confronti dei quali è più lecito aspettarsi – semmai – un cambiamento di comportamenti futuri, anche se dettato molto più pragmaticamente da scelte di tipo prevalentemente utilitaristico (senza escludere, ovviamente, anche casi di profonda revisione del proprio passato deviante da parte di soggetti in età adulta).

Proprio la differenza sostanziale che sottende a questi due universi paralleli, ma comunque lontani tra loro, quali sono il mondo della devianza minorile e quello della devianza in età adulta, solleva qualche interrogativo sulle innovazioni in esame.

Senza contare poi un altro punto fondamentale: in un momento storico in cui si pensa finalmente di dare un impulso decisivo all’esecuzione penale esterna nel campo degli adulti, quanto è saggio scardinarla dal Dipartimento penitenziario, storicamente dotato di maggiori mezzi e strutture rispetto a quello della Giustizia minorile, da sempre considerato una sorta di parente povero all’interno del variegato e complesso panorama della Giustizia?

Non suonino – le considerazioni appena poste – come delle critiche a priori; semmai, possano servire da spunto di riflessione a tutti coloro i quali sono chiamati ad operare scelte così difficili e delicate, che avranno inevitabilmente riflessi sulla vita dell’intero Paese.

Il Segretario Generale

Paola Saraceni

347.0662930

 

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