Referendum contro le Trivellazioni previsto per il prossimo 17 aprile -Le riflessioni della CISAL FPC

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Lettera trasmessa al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti , al Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Maurizio Martina al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e al Ministro dei beni culturali Dario Franceschini

Signori Ministri,

scrivo alla Vostra cortese attenzione certo di farVi avere qualche spunto di riflessione inerente il Referendum contro la Trivellazioni previsto per il prossimo 17 aprile p.v..

Il Governo si è espresso favorevolmente, mentre credo che la quasi totalità dell’Opinione pubblica sia contraria.

Questa missiva non ha intenti di polemica, ma vuole solamente sensibilizzare le SS.VV. a questo delicatissimo tema, che coinvolge direttamente i Dicasteri da Voi guidati.

Il contributo delle risorse fossili dovrebbe essere residuale e non prioritario.

Il problema posto dalla compatibilità ambientale dell’attuale modello di consumo energetico, ha un devastante, quanto oggettivo, impatto diretto sull’Ambiente e per la ricaduta sia sulla Salute pubblica che sull’Agricoltura: l’OMS, infatti, stima 12,6milioni di morti l’anno a causa dell’inquinamento.

La sfida è grande quanto necessaria: si tratta di un passaggio evolutivo della storia dell’uomo, bisogna passare “dalla società della combustione” per entrare in quella “delle rinnovabili-sostenibili”, un passaggio evolutivo, che rappresenta e rappresenterà un anello di “congiunzione” tra il “prima e il dopo” nella storia dell’essere umano.

Una linea evolutiva ormai sentita dalla Società, dal Mondo della Cultura e da quello Scientifico, passando per tutta una serie di tecnologie, che oggi possediamo.

Nonostante le società non possano più richiedere (per il futuro) nuove concessioni per estrarre dal mare entro le 12 miglia, le ricerche e le attività petrolifere già in corso, non avrebbero più scadenza certa.

Un esito positivo del referendum non farebbe cessare immediatamente, ma solo progressivamente alla naturale scadenza, ogni attività petrolifera in corso, oggi infatti, le concessioni per l’estrazione hanno una durata di trenta anni (più altri venti, al massimo, di proroga).

Questa norma dovrebbe essere abolita, poiché in chiara e netta contraddizione con quanto il Paese dovrebbe fare sul percorso della sostenibilità, sulle rinnovabili, sull’efficienza energetica, sul vero “petrolio eterno” di qualità unica al Mondo, nelle specificità turistiche, culturali, ittiche, agro-alimentari, eno-gastronomiche.

Le società petrolifere private divengono, di fatto, proprietarie di ciò che viene estratto disponendone come meglio credono. Le royalty allo Stato italiano sono solo il 7% del valore della quantità di petrolio estratto o del 10% del valore del gas estratto. Le società petrolifere non versano nulla allo Stato per le prime 50mila tonnellate di petrolio e per i primi 80milioni di metri cubi di gas estratti ogni anno. Non solo: godranno di un sistema di agevolazioni ed incentivi fiscali tra i più favorevoli al Mondo.

Nell’ultimo anno dalle royalty provenienti da tutti gli idrocarburi estratti sono arrivati alle casse dello Stato, solo 340milioni di euro, una stima prevede che il petrolio presente sotto il mare italiano sarebbe appena sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale per sette settimane, le riserve di gas per appena sei mesi.

Signori Ministri, alla luce di tutto ciò credete che sia opportuno continuare su questa strada? I nostri e i Vostri figli o nipoti, guardano o guarderanno ad un futuro di petrolio o ad un’evoluzione sostenibile ed eco-compatibile?

Un ultimo aspetto mi permetto di farVi presente, che un eventuale danno ambientale nel Mediterraneo avrebbe un impatto ben più devastante che nell’Oceano, proprio per la sua specificità, tralasciando il “piccolo” dettaglio che l’Italia si trova al centro di esso e delle correnti marine, un danno su vasta scala, che distruggerà la flora e la fauna marina, elementi insostituibili per regolare l’ecosistema.

Siamo certi che ne valga veramente la pena assumere un tale rischio pensando alle generazioni a venire per qualche calcolo economico immediato?

Un disastro metterebbe in ginocchio intere Regioni con delle ripercussioni terribili su tutti i fronti.

Cerchiamo di non essere antistorici come popolo, ma di essere promotori di un futuro migliore.

Cordiali saluti.

 

Il Coordinatore Nazionale CISAL FPC

Ministeri Salute, Ambiente, Politiche Agricole e Forestali

Maurizio Guarino

Written by  @Cisal-Fpc

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