COORDINAMENTO NAZIONALE GIUSTIZIA: La riforma della Giustizia per una efficace lotta alla corruzione

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COORDINAMENTO NAZIONALE GIUSTIZIA: La riforma della Giustizia per una efficace lotta alla corruzione

imgLettera trasmessa al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, al Ministro della Pubblica Amm.ne e la Semplificazione Maria Anna Madia, al Ministro della Giustizia Andrea Orlando, al Ministro dell’Interno Angelino Alfano, ai Sottosegretari di Stato.

Gli ultimi episodi di corruzione saliti agli onori (!!!) della cronaca ci inducono una riflessione molto amara: laddove l’Italia si pone al centro dell’Europa e del mondo in termini di innovazione, progresso, dove afferma i suoi primati nei settori più svariati (da quello alimentare, alle grandi opere, ai beni artistici e culturali), ebbene lì emerge anche il peggio del nostro Paese, il marcio che ne sta corrodendo le fondamenta.

E così dietro alla realizzazione del Mose di Venezia, dietro l’organizzazione dell’Expo di Milano 2015, dietro la gestione della… stessa Roma Capitale, una delle città più famose e visitate del mondo, ecco emergere – con una sconfortante coerenza – un sistema di gestione del denaro pubblico finalizzato principalmente all’arricchimento sfrenato di pochi (politici, amministratori pubblici e grandi criminali) in danno di tutti gli Italiani, fruitori di servizi resi a metà, spessissimo scadenti, talvolta addirittura inesistenti.

E’ ormai evidente che la corruzione non rappresenta nel nostro Paese un fenomeno marginale o circoscritto, ma è assurta a sistema di gestione della cosa pubblica, con poche eccezioni, tanto è che le realtà cosiddette virtuose rappresentano delle lodevoli eccezioni che fanno notizia, nel senso che “amministrare onestamente è possibile…”.

L’eccezione che si fa regola, dunque, e determina anche una sorta di assuefazione da parte dei cittadini, impotenti di fronte a tanto sfacelo e anche a innovazioni normative sconcertanti: basti pensare a come il falso in bilancio, un reato gravissimo che mina il tessuto economico di un Paese e può rovinare migliaia di lavoratori e di cittadini, è stato a suo tempo depenalizzato, con una sorta di harakiri per l’economia a tutto vantaggio di pochi delinquenti dal colletto bianco.

In questa precisa fase storica, per combattere efficacemente la corruzione, occorrono dei provvedimenti drastici, forti: il malato è gravissimo, è impensabile curarlo con lo sciroppino e le tisane calde.

Pochi punti, ma essenziali: abbiamo già accennato all’esigenza di reintrodurre il reato di falso in bilancio, e altrettanto utile sarebbe introdurre un sistema di incentivazione per chi denuncia episodi di corruzione, fornendo protezione, anonimato e anche ricompense nei casi più eclatanti.

Va inoltre previsto il reato di autoriciclaggio, per colpire l’utilizzo di capitali frutto di attività corruttiva, così come servirà aumentare le pene per i reati di natura amministrativa e quelle previste per la violazione dell’articolo 416 ter c.p., che sanziona lo scambio elettorale politico mafioso.

Inoltre, crediamo sarebbe utile definire la incandidabilità delle persone condannate anche dopo la sentenza di primo grado, per ovvi motivi di opportunità e di trasparenza, senza quindi mettere in gioco la presunzione di innocenza.

Ma – soprattutto – sarà essenziale operare una decisa riforma della prescrizione, uno strumento che troppo spesso ha permesso ad imputati eccellenti di evitare le condanne: potrebbe essere abolita o, comunque, allungata di molto, in modo tale da consentire il compimento dell’intero iter della giustizia, senza fornire facili scappatoie ad alcuno.

E’ di tutta evidenza quindi, come la lotta alla corruzione non possa essere fatta senza metter mano ad una profonda riforma della giustizia, dalla quale non può essere lasciato fuori il vero motore di questa complessa macchina: il personale, i lavoratori, coloro i quali ne garantiscono il quotidiano funzionamento, pur tra difficoltà indicibili al giorno d’oggi.

Una riforma che per garantire una giustizia rapida, efficace ed efficiente dovrà prevedere la creazione di un autonomo comparto contrattuale per tutto il personale della giustizia, che consenta di ridisegnare un nuovo Ordinamento Professionale, allo scopo di riconoscerne la specificità della mission istituzionale e le peculiarità delle responsabilità connesse.

Un Comparto autonomo della Giustizia significherebbe imboccare l’alta velocità sulla strada che porta ad una Giustizia giusta ed equa, con la possibilità di delineare profili professionali adeguati alle mutate esigenze e di definire soluzioni rapide alle annose vicende che oggi, all’alba del Terzo Millennio, l’hanno invece confinata su di una dissestata stradina di campagna, sul dorso di uno stremato e agonizzante somarello.

Il Segretario Generale

Paola Saraceni

347.0662930

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