La sicurezza nelle città italiane

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La sicurezza nelle città italiane

militari-citta-archivio-ansa-324Lettera trasmessa al Ministro dell’Interno Angelino Alfano, al Ministro della Giustizia Andrea Orlando e al Sindaco di Roma Ignazio Marino 

Sempre più numerosi sono i sondaggi secondo i quali la stragrande maggioranza degli Italiani si sente sempre meno sicura, nelle strade e nelle piazze delle città, ma persino all’interno delle proprie case.

Questa percezione deriva sicuramente da dati oggettivi, in primis dal ripetersi sempre più frequente di gravi episodi di violenza, talvolta brutale e fine a se stessa, così come una concausa è rappresentata dalla lettura di alcuni fenomeni dilaganti, quali ad esempio la massiccia immigrazione che vede l’Italia come uno dei Paesi con il più alto numero di arrivi di clandestini, soprattutto dall’Africa e dal Vicino Oriente.

Sicuramente questo fenomeno si presta a facili strumentazioni politiche, laddove – a secondo del colore politico di chi parla – si alternano posizioni ispirate alla solidarietà e all’accoglienza con altre di segno opposto che sollecitano espulsioni ed epurazioni di massa.

Al di là di queste letture demagogiche, è indubbio che questo fenomeno pone dei problemi di sicurezza, sanitari, di ordine pubblico, rischiando di trasformarsi – in questo momento di enormi difficoltà per tutti – in una vera e propria bomba sociale.

Quello che più ci preoccupa però, non è tanto il problema in sé quanto – invece – le risposte (o meglio: le non risposte) del nostro Governo.

Ancora una volta – infatti – la politica si distingue per quel suo non decidere, o decidere solo …parzialmente, rimandando nel tempo le soluzioni strutturali ed adottando misure emergenziali, labili e destinate ad essere fatalmente superate dagli eventi successivi.

Siamo qui a chiedere che le Forze dell’ordine siano messe nelle condizioni di operare in sicurezza, dotandole di uomini e mezzi adeguati, così come degli strumenti legislativi necessari a fronteggiare le nuove emergenze.

A tal proposito, chiediamo che l’introduzione della fattispecie giuridica del reato di tortura nel nostro codice penale sia finalizzata a tutelare gli inermi ed i più deboli e non – viceversa – a tarpare le ali all’azione essenziale e indispensabile delle Forze dell’ordine.

Chiediamo inoltre che – per quanto riguarda l’esecuzione delle condanne penali – il carcere diventi sempre di più strumento residuale ma insieme efficace per un autentico percorso di risocializzazione dei rei, e che per questo il tempo della pena sia riempito dal lavoro, dalla formazione professionale, dallo studio ed anche dalle attività sportive, per evitare l’abbrutimento dell’ozio che restituisce alla società uomini e donne peggiori; nel contempo, va dato un forte impulso all’esecuzione penale esterna, sempre nel rispetto della certezza della pena e delle regole.

Al Signor Sindaco di Roma vogliamo ricordare che i Romani non abitano ai Fori Imperiali né al Colosseo: il suo prodigarsi per la pedonalizzazione di quella zona e il celebrarla come la soluzione ai mali della Capitale, ci sembra un’operazione di vuota demagogia, uno spot assai poco efficace in questa fase storica che ha visto esplodere il tumore soprannominato “Mafia Capitale”:

I cittadini di Roma lottano ogni giorno con le inefficienze dei trasporti, delle strade e del traffico, con la microcriminalità che rende la vita dei più deboli sempre più difficile, e soprattutto con un malaffare che si è elevato a sistema culturale e valoriale diffuso a tutti i livelli.

Si preoccupi il Sindaco di Roma della gente comune, dei più deboli, bambini ed anziani, e non soltanto dei Fori Imperiali, che sono lì da oltre 2000 anni e che – grazie a Dio – gli sopravviveranno sicuramente, anche senza isole pedonali e piste ciclabili per le sue passerelle domenicali.

Il Segretario Generale

Paola Saraceni

347.0662930

 

 

 

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