LA CASSAZIONE RICONOSCE LO STRAINING, OVVERO IL MOBBING ATTENUATO

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LA CASSAZIONE RICONOSCE LO STRAINING, OVVERO IL MOBBING ATTENUATO

29738_mobbingCon la sentenza n. 28603 del 3 luglio 2013, la Corte di Cassazione ha riconosciuto la possibilità di qualificare (e sanzionare) determinati comportamenti ed episodi di emarginazione agiti sul posto di lavoro, come straining, ossia una sorta di mobbing attenuato.

Nel caso di specie, la Suprema Corte ha riconosciuto vittima di una simile condotta un dipendente di banca messo all’angolo, fino al punto di essere relegato a lavorare in uno sgabuzzino, spoglio e sporco, con mansioni dequalificanti, meramente esecutive e ripetitive, in netto regresso rispetto alle mansioni svolte in precedenza, caratterizzate da un’ampia autonomia decisionale.

Per il verificarsi dello straining, non è necessario che l’azione vessatoria abbia carattere di continuità (come nel caso del mobbing), bensì è sufficiente anche un’azione isolata (come un trasferimento o un demansionamento), purché i suoi effetti siano duraturi nel tempo, e che sia messa in atto sul posto di lavoro da chi si trova in una posizione di superiorità rispetto alla vittima.

Inoltre, il conflitto deve avere un intento persecutorio e deve essere in corso da almeno sei mesi per potersi parlare, appunto, di straining.

Crediamo che questa sentenza apra un fronte importante sulla lotta alle discriminazioni ed alle vessazioni sul posto di lavoro, perché inquadra tutta una serie di condotte che, seppur non qualificabili come mobbing, nondimeno determinano gravi conseguenze per i lavoratori che ne rimangono vittime.

Il Segretario Generale

Paola Saraceni

347.0662930

 

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