ITALIA 2014, OVVERO IL MANIFESTO DI UNA CRESCENTE POVERTA’

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ITALIA 2014, OVVERO IL MANIFESTO DI UNA CRESCENTE POVERTA’

poveriUna delle parole più ricorrenti nell’uso comune in questi ultimi anni, è stata, e continua ad essere, la crisi, divenuta una sorta di tragico destino comune, che sembra ormai ineluttabile.

E’ indubbio che l’intero mondo occidentale (e non solo) sia in preda a difficoltà enormi: disoccupazione diffusa, aumento vertiginoso del numero delle persone in difficoltà ed anche dei veri e propri poveri, di quelli cioè che… – come si dice comunemente – non arrivano alla fine del mese.

Ma il concetto di povertà – purtroppo – non può più essere circoscritto alla sola sfera economica: è un qualcosa di totalizzante che avviluppa tutti gli aspetti della nostra vita, colorando di grigio la nostra stessa esistenza.

Intendiamo riferirci all’Italia, quello che una volta era chiamato il Bel Paese – e che forse è ancora tale per i turisti e i viaggiatori – ma che per noi Italiani è diventato ben altro.

Tutto quanto ci circonda trasuda povertà: il degrado delle nostre città, sporche e disordinate, dove la fanno da padroni ladri e ladruncoli di ogni età, dove beni e servizi vengono forniti gratuitamente a nomadi nullafacenti, dediti al furto e all’accattonaggio, mentre per i cittadini onesti e laboriosi aumentano le tasse e diminuiscono i servizi; l’abbassamento di tutte le forme di sicurezza, da quella nelle strade a quella sul lavoro; lo stesso lavoro, già raro e precario, subisce il colpo dell’abolizione dell’articolo 18, che impoverirà le poche certezze dei pochi fortunati che un lavoro ce l’hanno (ma – ci chiediamo – è da considerarsi una fortuna avere un lavoro in una Repubblica che, come recita l’articolo 1 della Costituzione, è fondata sul lavoro o non è piuttosto questo un diritto sacrosanto)?

Ecco la perversione di questo momento storico, la terribile dissonanza che ci distoglie dal senso vero e autentico delle cose: i diritti fondamentali che sono alla base di una democrazia – appunto, il lavoro, la casa di proprietà, gli asili e la scuola accessibile a tutti, la sanità che cura, la giustizia che giudica rapidamente e con imparzialità,… tutte queste conquiste di secoli di lotte, di guerre, di contrapposizioni anche feroci, oggi non ci sono più o – se ci sono – agonizzano moribonde in un angolo.

Ma chi ci guida, chi ci governa, sembra non accorgersene: e quando si tratta di rimettere le cose a posto, fa passare per grandi riforme, per decisioni coraggiose e di alta politica, quello che invece dovrebbe essere il corso normale delle cose in una democrazia avanzata, come ci piace dipingerci.

Una delle più efficaci definizioni della mafia è quella secondo la quale la stessa si afferma quando trasforma i diritti di ogni cittadino in un piacere, in una concessione, in una cortesia che lei è in grado di rendere, in cambio ovviamente di una contropartita.

Senza avventurarci in paragoni troppo audaci, vogliamo concludere dicendo che questo nostro Stato sembra aver intrapreso un cammino simile, in molti contesti ed in tante occasioni.

Chiediamo ai nostri politici di sconfessarci, di dimostrarci che non è così e che i cittadini italiani torneranno presto ad essere titolari dei loro diritti più elementari, tutti insieme, nessuno escluso: per uscire definitivamente da questo abisso di povertà, economica e finanziaria, ma prima ancora etica e morale.

 Il Segretario Generale

Paola Saraceni

347.0662930

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