Disegno di legge relativo alla modifica del codice penale – Considerazioni

11 Mag 2016
Ministero Giustizia
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Lettera trasmessa l Ministro della Giustizia Andrea Orlando e al Sottosegretario di Stato alla Giustizia Cosimo Maria Ferri

Onorevole Ministro,

Signor Sottosegretario,

in questa sede vogliamo esternare alcune nostre considerazioni in merito al disegno di legge approvato dalla Camera ed attualmente in discussione al Senato relativo alla modifica del codice penale.

Vogliamo subito evidenziare come la nostra principale preoccupazione non riguarda tanto le innovazioni introdotte, quanto le prospettive della loro successiva implementazione.

Ci spieghiamo meglio: l’aggravamento sanzionatorio a scopo deterrente previsto per alcuni reati: furto in appartamento, rapina semplice e rapina aggravata, potrà sortire i suoi effetti soltanto in presenza di una nuova cultura relativamente alla certezza della pena.

Troppo spesso, infatti, questo punto fondamentale viene disatteso per molteplici ragioni, per cui la previsione di una pena, anche molto severa, perde la sua efficacia in termini di prevenzione dei reati: basti pensare, ad esempio, proprio agli autori dei furti in appartamento, che molto raramente vengono assicurati alla giustizia, il che rende questo crimine altamente conveniente per i suoi autori in termini di rapporto rischi/benefici, per cui l’azione di deterrenza sarà efficace soltanto se coniugata con una maggiore efficacia dell’azione delle forze dell’ordine nell’individuazione e nella cattura dei responsabili.

Discorso analogo riguarda, a nostro parere, la realtà penitenziaria: sicuramente opportuno, ed in linea con le politiche dei Paese europei più avanzati, appare lo spostamento in direzione della esecuzione penale esterna, con maggiore attenzione all’azione di risocializzazione e di reinserimento delle persone condannate, lasciando l’esecuzione intramuraria ai reati più gravi e a quelli legati alla criminalità organizzata.

Ma, anche qui, l’implementazione delle diverse misure alternative al carcere rischia di fallire in mancanza di quei presupposti oggettivi – prime fra tutte le opportunità lavorative per i soggetti condannati – ad oggi fortemente carenti.

Stesse considerazioni possiamo fare per la realtà intramuraria: il nuovo modello della c.d. sorveglianza dinamica, adottato in risposta alle condanne comminate al nostro Paese dalla Commissione Europea dei Diritti dell’Uomo, soffre attualmente di un’applicazione che è un eufemismo definire problematica: la mancanza di opportunità lavorative, scolastiche, di formazione professionale, di attività sportive strutturate per i ristretti, ha trasformato quello che doveva essere un tempo da spendere utilmente fuori dalla cella in un ozio itinerante, con tutti i rischi e le problematiche connessi ad una mancanza di controllo dei detenuti, dovuta anche alla inadeguatezza dei sistemi di videosorveglianza, che avrebbero dovuto essere previsti insieme con l’adozione del nuovo modello organizzativo.

In conclusione, quello che chiediamo è che non si ricada nel solito errore, visto tante volte, di prevedere grandi riforme ed innovazioni, salvo poi vanificare il tutto con una inadeguata o addirittura assente implementazione dei nuovi provvedimenti, per mancanza di risorse economiche, di personale, ma anche talvolta – ed è ancora più grave – della reale volontà di modificare gli assetti esistenti.

Il Segretario Generale

Paola Saraceni

347.0662930

Written by  @Cisal-Fpc

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