CORRUZIONE E GIUSTIZIA

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CORRUZIONE E GIUSTIZIA

CORRUZIONELKLettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio, al Ministro per le Infrastrutture ad interim Matteo Renzi, al Ministro della Giustizia Andrea Orlando

Signor Presidente della Repubblica,

Signor Presidente del Consiglio,

Signor Ministro,

quanto sta trapelando dagli organi di informazione in relazione all’indagine della Procura della Repubblica di Firenze sulle cc. dd. grandi opere, sui relativi appalti e, più in generale, sull’attività della struttura di missione del Ministero delle Infrastrutture diretta da Ercole Incalza, illumina in modo clamoroso sul livello più elevato del malaffare nostrano.

Ci troviamo di fronte ad una vicenda rispetto ai cui contenuti molti di noi, dai più esperti ai semplici cittadini, possono affermare tranquillamente di aver sempre sospettato qualcosa del genere, di aver in qualche modo intuito, attraverso un’attenta opera di osservazione, di informazione, di studio, che le cose potessero andare in un certo modo: ben altro valore assumono, però oggi, le affermazioni degli inquirenti, solidamente supportate da quanto emerge dal tono inequivocabile di alcune intercettazioni telefoniche, che sono state rese pubbliche.

Il meccanismo è chiaro: si progettano grandi e, quindi, costosissime opere, molto spesso assolutamente inutili, si affidano i lavori sempre agli stessi personaggi (il manager Stefano Perotti, sodale di Incalza, è stato responsabile di ben… 17 cantieri, per lavori i cui importi assommano a centinaia di milioni di euro); queste grandi opere (autostrade, alta velocità ferroviaria, padiglioni fieristici, …) vengono poi subappaltate a cascata, con un meccanismo che porta innumerevoli personaggi a guadagnare senza fare praticamente nulla, fino ad arrivare al fine corsa, cioè a quelle ditte che materialmente realizzano i lavori, disponendo di una somma enormemente decurtata dagli interventi precedenti, e che molto spesso impiegano materiali di infima qualità e non tutelano secondo legge i lavoratori loro dipendenti, al fine di creare ulteriori margini di guadagno.

Come se non bastasse, durante la fase realizzativa, si procede regolarmente ad approvare le cc. dd. varianti in corso d’opera, che determinano l’allungamento sine die dei lavori, nonché la lievitazione paurosa dei costi che, rispetto alle previsioni iniziali, a volte si sono duplicati o anche triplicati.

Ecco come il nostro Paese, come riportato nel corso di una recentissima inchiesta giornalistica televisiva, spende quanto Francia, Germania e Regno Unito messi insieme per le sue infrastrutture, senza poi vederle realizzate, se non in parte e in tempi biblici.

A latere di tutto questo, c’è una giustizia che non funziona, che è lenta, inefficace, inefficiente, che non persegue, o prescrive, o impiega anni per prendere le sue decisioni.

E’ di tutta evidenza che, in tal modo, essa si pone come funzionale al sistema sopra descritto, e che ogni tentativo di riformarla profondamente viene fortemente ostacolato da quei poteri forti che speculano e lucrano sul sistema sopra descritto.

Per questo motivo, in un momento storico in cui finalmente sembra che si stia scoperchiando l’enorme pentolone del malaffare legato alle opere pubbliche, è giunto il momento di definire una riforma autentica e radicale della giustizia, che possa contribuire al risanamento del Paese.

Le due questioni sono profondamente legate, ed ambedue devono trovare una rapida soluzione, anche attraverso l’adozione di misure forti e coraggiose, perché è in gioco non solo la credibilità dell’Italia, ma anche la sua stessa sopravvivenza all’interno del novero dei Paesi civili e democratici.

Per questo chiediamo alle SS. LL. di adoperarsi, ognuna per quanto di Sua competenza, nel senso sopra indicato.

Si ringrazia per la cortese attenzione, e si porgono i più cordiali saluti.

Il Segretario Generale

Paola Saraceni

347.0662930

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