CONTRATTI PUBBLICO IMPIEGO: COSA STA SUCCEDENDO?

20 Set 2016
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Il 2017 si profila come l’anno in cui dovrebbe aver fine il blocco dei contratti del pubblico impiego, che si protrae dal 2009.

Tutto ruota intorno al finanziamento che la prossima legge di stabilità, relativa appunto al 2017, dovrebbe stanziare per tale finalità.

Prima di quel momento non potrà partire alcune reale trattativa, tanto è vero che in queste settimane il Governo si diverte a lanciare, per mezzo del Ministro Madia, una serie di provocazioni che si inquadrano nel più classico schema delle “schermaglie” che normalmente precedono lo scontro (o il confronto se si preferisce) vero.

A tal proposito, la CISAL FPC ha fatto presente, nelle opportune sedi, la netta contrarietà ad ogni proposta che stravolga l’ambito che dovrà avere la trattativa: infatti, proprio il grave ritardo accumulato nei rinnovi, impone che i prossimi contratti si limitino a ripianare quanto più possibile la perdita di potere di acquisto delle retribuzioni, senza lasciare spazio ad idee che nulla hanno a che vedere con tale fondamentale obiettivo.

Il riferimento è alle ipotesi di aumento dell’orario di lavoro (ad invarianza di retribuzione) o di stipula di un “contratto ponte”, che rimane una formula per tentare di superare l’obbligo imposto dalla Corte Costituzionale (che ha sanzionato la illegittimità del blocco), attraverso contratti di lavoro che prevedano incrementi retribuitivi molto bassi e non in linea con gli indici di riferimento (si avrebbe cioè un adempimento nella forma ma non nella sostanza a quanto stabilito dalla Corte).

Tornando, invece, alla questione principale, occorre tenere fermi almeno due punti rispetto ai quali le trattative rischiano di incagliarsi: la necessità di rivedere alcune norme della cd “riforma Brunetta” e quella per cui gli incrementi retribuitivi non vadano sotto il limite degli 80 euro individuali.

Se queste due condizioni non dovessero essere soddisfatte, infatti, vi è il rischio concreto che i nuovi contratti producano il paradossale effetto di non arrecare alcun miglioramento retributivo (o di portare addirittura un decremento) per migliaia di lavoratori.

Nel primo caso, infatti, incide la possibilità che almeno un quarto dei lavoratori di ogni singolo Ente sia privato completamente del salario accessorio.

Nel secondo quella che l’aumento contrattuale venga di fatto annullato dal bonus fiscale degli 80 euro

SEGRETERIA NAZIONALE

Fabio Schiavone / Guglielmo Trovato

Written by  @Cisal-Fpc

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